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VAL, VideoArt from London
Gli artisti di VAL, Video Art from London, sono tutti “giovani”, “emergenti”,
ed operanti a Londra, e nella maggior parte dei casi espongono in Italia per
la prima volta. La rassegna e’ stata concepita e messa insieme per Transart,
e i video verranno proiettati prima e dopo i concerti in programma, in loop
sempre diversi per ogni serata, producendo effetti imprescindibili dal concerto
o performance con il quale i video si trovano a spartire, o meglio a comporre,
lo spazio.
E' volutamente assente dalla rassegna qualsiasi tipo di tematica unitaria o
unitarizzante, e questo spiega i toni neutri del suo titolo. Non saranno date
giustificazioni curatoriali o chiavi di lettura unificanti, che non farebbero
che ridurre le potenzialita' di queste opere e delle loro composizioni. Nel
mettere insieme questo programma video sono stati seguiti criteri tecnici piuttosto
che presupposti curatoriali, primo fra tutti la mobilita’ delle condizioni
di proiezione, che richiedono anzitutto che ogni video possa "sostenersi" da
solo, senza l'installazione di contesto per cui in certi casi era stato concepito.
I video cosi’ spogliati, e uniformati per dimensione e modalita’ di
presentazione, vengono proiettati non come spettacolo principale, ma in uno
spazio laterale, di passaggio per lo spettatore. Spazio di transito e transizione,
la proiezione in quanto fascio di colori e suoni investe un pubblico che e’ pubblico
di qualcosa che ha da venire, o che e’ gia' accaduto. Questo reinnesto
delle proiezioni video in contesti imprevisti ma in formati standard, le condizioni
di una fruizione “laterale” e quasi involontaria, e la varieta’ dei
luoghi spesso inconsueti, come e’ tipico di Transart, implicano un’amplia
imprevedibilità di effetti.
E’ interessante notare come spesso i video della rassegna operino sullo
stesso terreno di attraversamento di generi e categorie promosso da Transart,
festival che combina il visuale e il sonoro, la danza, la performance e l’immagine
in movimento, dando spazio a contaminazioni tra quelle che sono considerate
discipline separate. L’interesse per il corpo in movimento e’ cruciale
in Allsopp&Weir, che in AWWWOA (And While We Where
On Air) lavorano con
la voce come passaggio di aria attraverso i corpi, come eccesso corporale che
produce velocita’ diverse, in una successione “mozzafiato” di
respiri e sospiri di presentatori della BBC. In Fly No Fly Zone una videocamera
CCTV fissata su un aquilone, riprende vorticando su se stessa un gruppo di
persone che paiono fuggire incalzate inesorabilmente, ma che attraverso lo
stesso movimento si riappropriano, con l’aquilone, di porzioni di cielo
interdette al volo dal controllo militare. La serie Choreography/Choreomania esplora un’idea di “danza” non danzata, ovvero non agita
dal soggetto, un complesso di forze che muovono il corpo secondo coreografie
spesso imprevedibili e non consequenziali. In Teach Yourself Terror, in mostra
alla galleria Goethe2, una lista di organizzazioni dichiarate terroristiche
dal governo statunitense, prodotta dalla CIA traslitterando parole arabe per
renderle leggibili in inglese, viene letta incessantemente per un’ora
da due persone di madrelingua diversa da quella inglese. Gli effetti sonori
prodotti, inaspettati e quasi ipnotici, si combinano con quelli di un'audiocassetta
che riproduce la stessa lista utilizzando suoni estrapolati da nastri per l’apprendimento
di lingue straniere, trasformando cosi’ uno strumento antiterrorista
in un dispositivo di “auto-insegnamento” che dischiude tutta una
gamma di potenzialita’ sonore.
Le performance di William Hunt producono una figura di musicista tenace e caparbio,
che sottopone il proprio corpo a dure prove fisiche, con l’intento di
fare della propria musica un'arte per la quale il pubblico e le sue risposte
diventano imprescindibili. In Rodeo/Radio l’artista e’ impegnato
a suonare una canzone folk con chitarra e fisarmonica, usando come precario
e instabile "palco" un enorme vinile in rapido movimento. In Don't
give me money it's not what I want from you l’artista/musicista, sempre
accompagnato da una chitarra, canta una canzone di protesta con il corpo capovolto
e la testa in un secchio, mentre The impotence of radicalism in the face
of all these extreme positions lo vede impegnato in una performance ancora a testa
in giu’, e con il corpo pericolosamente sospeso a due metri dal suolo.
Richard T. Walker spesso compone da se’ la musica per i propri video,
che riproducono con ironia il desiderio della tradizione romantica inglese
di costruire una relazione con la natura, una natura sublimemente infinita
e insieme drasticamente umanizzata dall’artista. Alberi innevati e ampie
vallate sono in It’s hard to face that open space, Successive Unconceivable
Events e Awaiting Imagery interlocutori muti e impassibili all’espressione
dei contrastanti sentimenti dell’artista. La musica in questo caso diventa,
assieme ai dialoghi-monologhi dell'autore, lo strumento del “drammatico” tentativo
di relazionarsi con la Natura.
In Balaclava Ballroom di Helena Pomford, una serie di riprese di un gara di
ballo della terza eta' in un centro cittadino nel sud di Londra si affianca
a un’intervista agli stessi “ballerini”, muniti ora di passamontagna
nero, condotta da un'intervistatrice (l’artista?) che cela anch'essa
dietro una balaclava la propria (multipla) identita’. La discussione
verte attorno ai passamontagna e alla loro funzione, dischiudendo inaspettate
possibilita’ per uno “strumento” qui reinserito in un contesto
radicalmente differente da quello di provenienza.
In Hookah Yara El-Sharbini canta canzoni pop nel salotto di casa sua, ballando
alternativamente con un narghile' e con una pistola al posto del microfono,
completamente coperta da un velo nero islamico. In A Demonstration, questa
volta in abiti europei, Yara insegna agli spettatori come costruire carpet-bombs,
bombe non esplosive fatte di tappeti, giocando anche qui tra stereotipi assegnati
alla cultura mediorientale, spesso frettolosamente associata al terrorismo
dall'opinione pubblica, e linguaggi occidentali, come quello di certi programmi
televisivi, o della musica pop stile Britney Spears.
Palmgren and Hughes presentano Flamingo Road, una serie di video che sono il
risultato di interviste realizzate in una shelter house in Flamingo Rd., nel
quartiere londinese di Hackney. La shelter house e’ un’alternativa
alla casa di riposo messa a disposizione dallo stato britannico, serie di miniappartamenti
con una sala comune per la ricreazione, dove agli abitanti e’ garantita
una certa indipendenza ed insieme un’assistenza di base. Le artiste interrogano
gli anziani sui temi dell'abitare, e sui desideri ad esso connessi, creando
una sorta di videoclip musicali che adottano come colonna sonora canzoni selzionate
dagli stessi intervistati.
Le musiche di Bach fanno da sottofondo in Supraneed, di Beltran
Obregon, dove
una “carrellata” (in entrambi i sensi) all’interno di un
supermercato londinese, trasforma gli scaffali in traiettorie ascendenti di
volo, e i prodotti di consumo in seducenti colori a diverse gradazioni di velocita'.
Ritroviamo le tematiche del volo e dell’ascensione anche in Terra Infirma,
dove gli spazi aperti cessano inaspettatamente di essere “terra sotto
i piedi” ed il corpo, non visto ma percepito, fluttua in una sospensione
che genera un rapporto differenziato con la superficie del paesaggio.
Il lavoro di Tobias Sjöberg si focalizza sul rapporto instaurato, o il
contatto prodotto, spesso eventuale e temporaneo ed insieme impalpabile e intenso,
con persone “trovate”, quelle che lo circondano, come la madre
in I think it’s very beautiful to see my mum singing Barbara Streisand,
and that they even look a bit like each other, e quelle incontrate per caso,
come i joggers nel parco sotto casa di The Runner Project a cui, adattando
per qualche minuto il proprio passo, l'artista chiede dove stiano andando.
I video di Karin Ludmann potrebbero essere letti come un’apoteosi casalinga
e dai toni ironici dell'arte come creazione di meraviglie e dell’artista
come (folle?) manipolatore della natura. In Cultivated Plants le punte degli
alberi di un viale sparano colpi di pistola in cielo, mentre una balla di fieno
in Bales of Straw rotola da sola fuori campo. In Earshaking l’artista
si fa artefice di mutazioni biologiche, anche qui “casalinghe”,
ideando un apparato per far sventolare le orecchie.
Nel video Failed, Emergent, Young, dal menu interattivo che lascia al pubblico
la scelta di cosa e come vedere, Flávia Müller Medeiros raccoglie
numerose interviste con curatori piu’ o meno famosi, da Nicolas Bourriaud
a Lisa Le Feuvre, chiedendo la spiegazione di tre aggettivi particolarmente
in voga oggi tra la critica per definire e categorizzare gli artisti: mancato,
emergente e giovane (gli stessi che abbiamo utilizzato noi tra virgolette per
introdurre qui gli artisti di VAL). Piu’ ancora quasi che le definizioni
fornite e’ interessante tutta quella serie di reazioni non discorsive
che il tentativo di definire le tre categorie provoca: sorrisi e pause di silenzio,
schiarite di voce e profusioni di parole.
Paolo Plotegher
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